Il contributo fa il punto su un tema legato alla sua personale specializzazione, cioè la coroplastica italiota. Partendo da una testa di statuetta in terracotta, conservata al Museo Barracco di Roma, l’autrice inserisce il pezzo nella produzione coroplastica degli atelier di Taranto nella seconda metà del VI sec. a.C. L’interesse del contributo risiede nella metodologia usata, quella cioè dei precisi riferimenti stilistici e contestuali, nonchè nei soprendenti risultati raggiunti ad analisi terminata. La testina del Barracco fa parte di una statuetta votiva di banchettante sdraiato, soggetto di provenienza greco-orientale ma tipico della produzione tarantina. Caratteristico è anche il copricapo a corona di perle che però, su altre teste identiche, può essere sostituito dall’alto kalathos delle figurine di divinità della natura, tipici votivi dei santuari greci coloniali di area achea legati ai centri di Metaponto, Sibari e Crotone. L’analisi della Bencze sorprende nei particolari tecnici della produzione coroplastica, quando evidenzia con innumerevoli esempi come lo stesso tipo di testa possa venir utilizzato per tipi di figurine differenti (il banchettante e le divinità della natura), secondo una tecnica di montaggio e combinazione delle diverse parti del corpo atta a realizzare il set tipologico che serviva all’offerente. Intrigante è notare come questa tecnica meccanica e conosciuta ovunque lasciasse comunque spazio a stili diversificati che caratterizzano i singoli centri di produzione: a Taranto, il soggetto del banchettante sdraiato è la prima vera stilizzazione originale locale basata però su due tradizioni plastiche differenti, quella achea delle divinità con kalathos e quella peloponnesiaca delle sculture in osso del santuario di Artemide Orthia a Sparta o della famosa Hera di Olimpia.